martedì 28 novembre 2017

Tutto quello che vorremmo esprimere ma che non riusciamo a dire.


Spesso mi capita di provare, prima ancora di pensare, cose che vorrei dire e che non riesco a esprimere.
In questo senso le parole dovrebbero essere d'aiuto a far emergere il rimosso, l'indicibile, quello che non si riesce a definire abitualmente.
Mi viene in mente la frase dello sceneggiatore e poeta Tonino Guerra a proposito delle immagini di Antonioni: Sono così belle da far precipitare le parole. Da un po' mi rendo conto che le mie parole precipitano, mi sfuggono, finiscono per perdersi non davanti alla bellezza di un'immagine, ma per il motivo opposto. Si arrendono davanti alla mancanza di prospettive, arretrano, si smarriscono nella confusione o per l'assenza di qualcuno con cui condividerle. Nell'epoca della comunicazione, dei social media, dei messaggi espressi in qualunque modo le parole vengono scelte con sempre minore accuratezza e sempre maggiore velocità.
All'immediatezza di un messaggio non corrisponde la necessaria profondità di contenuto, non scegliamo parole fatte per restare o che ci rappresentino nel modo migliore possibile. Il possibile finisce per essere quello che può andare bene al momento, tutto ciò che è risaputo, che non comporta rischi.




Questa mancanza di parole, anche se non ce ne accorgiamo o fingiamo di non accorgercene, condiziona la nostra vita, la impoverisce. In fin dei conti non abbiamo molto di più.
Ci resta tutto quello che vorremmo esprimere ma che non riusciamo a dire.

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