martedì 14 ottobre 2014

Patrick Modiano: la scrittura dei sentimenti 1


Ho letto il primo libro di Patrick Modiano circa 13 anni fa.
Si intitolava Sconosciute e si trattava di alcuni racconti. Per l'esattezza tre storie, tre solitudini femminili, tre viaggi nell'incertezza di esistere resi con una tale intensità da risultare quasi insultanti in un'epoca in cui dalla narrativa si pretende tutto, tranne delle trame che riportino incertezze, fughe e inquietudini legate al presente e al passato
Frasi delicate, destini sfuggenti, ineluttabili, smarrimenti di fronte a quello che la vita promette e non mantiene: mi sembrava che quelle storie raccontassero qualcosa che mi riguardava da vicino, qualcosa di così intimo che facevo fatica a trattenere una sensazione d'incredulità per avere provato una familiarità così forte verso quei personaggi e chi li aveva raccontati.
Per un po' ho letto e riletto quel libro finendo per consumarlo, e dopo altro tempo ricomprarlo.


Poi c'è stato Dora Bruder, un romanzo e un'indagine su una ragazzina ebrea fuggita di fronte a un destino già segnato e scomparsa nella Parigi occupata dai tedeschi, un'altra innocente in un'epoca tenebrosa. Anche qui la mia reazione di fronte al libro è stata quella di una resa incondizionata alla fragilità e alla bellezza con cui Modiano ci racconta di Dora e di se stesso, degli anni bui, dell'eco tenue degli scomparsi nei rastrellamenti, o di quelli segnati dall'abbandono di chi avrebbe dovuto proteggerli, e dei loro tentativi di sottrarsi alla crudeltà di fatti che travalicano ogni comprensione. Ma Dora Bruder non è un libro come tanti altri sulle persecuzioni, tra le sue pagine aleggia la stessa sensazione di precarietà, di crepuscolare stupore e di minaccia presente con continuità nelle storie di Modiano. Ho finito per leggerlo e rileggerlo, restando inchiodato a quelle frasi brevissime, alle descrizioni fulminanti, all'effetto lancinante delle ricostruzioni delle foto in bianco e nero che ritraggono Dora e, in qualche modo, lo stesso Modiano.
A quel punto ho capito che si trattava di uno scrittore unico nel suo genere, che va sentito prima ancora che letto.

Dopo c'è stato un terzo libro, anche questo letto a distanza di tempo per via della sua rarità.
Il titolo sommario e all'apparenza un po ' freddo è Viaggio di nozze. Un titolo che contrasta con un romanzo fatto di smarrimenti ancora più forti, di ricerche così struggenti da sfuggire a una dimensione letteraria per diventare altro: non più,o non solo, una storia scritta ma un'esperienza. Un libro davvero unico nel suo genere, uno di quelli che rappresentano un vertice nel percorso di uno scrittore. C'è una scena in particolare, tra le tante, che non dimenticherò mai. Il protagonista ricorda l'ultimo incontro con la donna di cui sta cercando di ricostruire l'esistenza, morta in un pomeriggio solitario d'agosto:
Nel vano del portone si è girata e i suoi occhi grigi si sono posati su di me. Ha alzato piano il braccio e mi ha sfiorato la tempia[...]Poi ha abbassato il braccio e la porta si è chiusa alle sue spalle. Il braccio che cade bruscamente e il rumore della porta che si chiude mi hanno fatto intuire che arriva un momento nella vita in cui non si ha più voglia di nulla.

Sembravano frasi scritte per ricordare un'amica che avevo perduto, morta suicida due anni prima che scoprissi il romanzo.
Anche per lei doveva essere arrivato quel momento in cui non si ha più voglia di nulla. Modiano, in qualche modo, stava dando voce anche a quelli come lei.

2 commenti:

  1. Io non ho mai letto Modiano, anzi, devo ammettere che prima del Nobel non lo conoscevo affatto.
    Mi piacciono le tue parole che lo riguardano, la delicatezza e la leggerezza in un contesto in cui sembra che sia richiesto gridare per essere sentiti.

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    1. Grazie,
      spero che ti spingano a leggerlo.

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