mercoledì 26 giugno 2013

Un giorno di felicità.

Misurare la felicità, anche questo sembra impossibile.
Per quanto si è stati felici? Un giorno, un'ora, un minuto. Accanto a qualcuno o soli, davanti a un paesaggio o ricambiando uno sguardo... Forse addormentandosi insieme a un'altra persona, ascoltandone il respiro. La felicità che raccontano certi libri, certi film sembra sempre troppo distante nella realtà; troppo immediata, paragonabile a un'illusione costruita in modo premeditato, che non ha niente in comune con quella sensazione di fragilità  che si materializza in alcuni momenti, dissolvendosi in fretta. Non ricordo se c'è un romanzo che racconta con questa nostalgia (che trovo necessaria) la felicità, riuscendo a imprigionarla, illusoriamente, nelle parole. Mi vengono in mente delle immagini, una specie di flusso improvviso, che appartengono a un film: Fandango. Forse i momenti di felicità si incontrano più spesso nella giovinezza, quando si è portati a vivere con distrazione e aggressività, senza accettare di farsi sorprendere.  In quell'età ci hanno raggiunto e lasciato con la stessa incolpevole naturalezza.
Chissà se allora siamo stati davvero pronti a riceverli, a cristallizzarli  
Un momento di felicità spesso ci coglie impreparati.

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