venerdì 11 gennaio 2013

Fraternità

Fraternità, ovvero la sensazione di essere vicini a qualcuno, non solo fisicamente ma in un modo inviolabile, vero, riuscendo a guardarsi negli occhi; probabilmente, l'unico modo davvero autentico di guardare. La fraternità, non quella indicata dalla religione, ma l 'idea laica, quotidiana di vicinanza è un'esperienza che si fa fatica a tradurre in parole; ci sono riusciti solo i migliori romanzieri, i più intensi poeti a volte descrivendo la sensazione opposta: la solitudine, una vita trascorsa alla finestra guardando scorrere il mondo in una ripetizione di gesti, di espressioni. Penso al Simenon de la Finestra dei Rouet, a Kieslowski, alla emotiva crudeltà dei versi di Sylvia Plath, alla Parigi labirintica di Patrick Modiano nei suoi ipnotici romanzi, all'inganno di quelle vite vissute attraverso il diaframma di un vetro che diventa una prigione trasparente, lo scorcio di un modo escluso da qualsiasi contatto. Quella di questi autori è una testimonianza fedele di esistenze vissute nell'ombra, in cerca di un risveglio che tarda ad arrivare, di una impossibile riconciliazione, come un lungo diario di una sconfitta di cui nessuno sa o vuole accorgersi.
La fraternità allora non è che il contrappunto della lontananza, del lento logorio delle emozioni, delle parole, l'affermazione di una possibilità di riconoscersi difficile, persino remota nel rituale quotidiano dei gesti, dei sorrisi, dei contatti che non scalfiscono neanche la superficie delle cose.
La fraternità fa pensare a un segnale lanciato da un avamposto dimenticato, a una lettera scritta in silenzio che nessuno leggerà.

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