martedì 4 dicembre 2012

Quale domani?

Domani,
una parola che ricorre a volte negli articoli giornalistici, molto nei romanzi, perfino nei comizi mentre manca nei discorsi comuni, quelli di ogni giorno. Il domani... un termine che non si usa spesso; lo si aggira ricorrendo a dei sinonimi quasi con il timore di non riuscire a sostenerne il peso. In fondo c'è qualcosa di ideale in questa definizione di futuro e allo stesso tempo di problematico, come in tutte le parole che hanno davvero un significato. Ma credo che, segretamente, attraversi i pensieri di molti nei momenti di vuoto o quando per strada si incrocia il volto di qualcuno che si ha la sensazione di riconoscere. La parola domani mi fa tornare in mente uno dei film più belli degli ultimi anni, Il dolce domani appunto, che racconta di legami perduti, della problematicità dei rapporti fra uomini e donne, fra genitori e figli, dell'elaborazione del distacco,del lutto. Argomenti sui quali spesso si lascia calare il silenzio, che non si ha voglia di affrontare; ecco allora che il cinema, la narrativa subentrano, svolgendo un ruolo di supplenza, di sostituzione per tutti quei discorsi mancati che la vita, le abitudini o quella che chiamiamo la realtà ci spingono a non fare. Per riportare in superficie, in evidenza, quello che viene lasciato in fondo alle cose di ogni giorno. Ma anche decidere di portare una parola con il suo peso è una questione di scelte, di onestà probabilmente. Se immaginare il futuro è difficile e le nuvole, come suggerisce la locandina qui sotto, si addenseranno sempre  si può cominciare a farlo partendo dalle parole, che servono sempre meno e per questo sono sempre  più indispensabili.

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