domenica 9 dicembre 2012

la vita a occhi chiusi

Camminare soli per strada tra la gente nell'ora di punta, tra i passanti distratti del sabato sera come nel corso di una festa senza scopo, di una parata, dà il senso di un lungo distacco, di una sospensione, di un improvviso smarrimento. Si ha l'impressione, guardando la gente, di una quantità di vite che seguono altrettante traiettorie  segnate da una rapidità distratta, da una fretta che sembra quasi imposta dal timore di rallentare. Cosa resta di queste passeggiate frettolose, delle conversazioni telefoniche, dei messaggi digitati rapidamente a testa bassa? La sensazione di un rituale nel quale si resta nascosti dietro una barriera sottile, impermeabile alla realtà. Così è come vivere a occhi chiusi, senza guardarsi intorno, senza sforzasi di cercare un'immagine, un volto. Probabilmente questo modo di muoversi riflette un modo di pensare e di vivere. Un tempo la vita a occhi chiusi era una scelta degli amanti, lo smarrimento di chi inseguiva una passione e la distrazione della folla era uno sfondo nel quale questa vita parallela si affermava. Ora sembra che la vita a occhi chiusi sia quella della maggioranza delle persone nelle strade, nelle piazze, assorte in un passaggio nervoso nel chiaroscuro delle luci della sera. E in questo scenario anche gli abbracci degli amanti si smarriscono confusi, indistinti come la maggior parte delle cose che ci circondano.

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