martedì 13 novembre 2012

Servono davvero i ricordi?

Più che una domanda la mia è una prova di forza contro una indifferenza che più tipica delle persone che delle cose; anzi, sono proprio le cose che ci spingono a tenere fede alla memoria, ai vecchi propositi, alle promesse non mantenute(che sono sempre più forti e numerose di quelle mantenute). Gli oggetti hanno un'anima. Lo sostengono in tanti, molto più autorevoli di me(penso a Michelangelo Antonioni) ma se è vero che anche gli oggetti hanno una voce(silenziosa, distinguibile per quanto sommessa) per decifrarla bisogna riuscire a guardare dentro di sé. Penso a delle frasi di uso comune, a certi consigli dati in fretta con l'intenzione di non farsi coinvolgere, che servono a schivare gli urti della vita ma che invece(ne sono fieramente convinto) dalla vita ci allontanano: mai guardarsi indietro, la vita va avanti, il passato è passato... Io invece non smetto di guardarmi indietro, di riannodare i fili della memoria, di pensare a chi non ha potuto o saputo sostenere il dolore di un abbandono, di un rifiuto, di una promessa non mantenuta. Sono convinto che legarsi alla memoria non è una sconfitta ma, al contrario, vuol dire vivere più intensamente, sentire di più(anche senza attraversare l'oceano, anche senza scalare una montagna). E mi torna in mente in modo ossessivo la battuta finale di un'altra donna, uno dei film più belli di Woody Allen; Gena Rowlands interrogandosi sul senso della sua vita di cinquantenne, sugli errori commessi si chiede: Un ricordo è qualcosa che abbiamo o che abbiamo perduto?
Continuo a chiedermelo anch'io. E non penso di smettere.

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