domenica 18 novembre 2012

l'amore, la realtà e il buio

L'amore non ha nulla a che fare con la realtà, essere innamorati è una forma di follia

questa frase di Patricia Highsmith così essenziale e illuminante in tutto il suo mistero, la sua contraddizione, mette in evidenza l'impossibilità e l'incoerenza della relazioni sentimentali, il calore e la freddezza, il desiderio, la vicinanza e la separazione. Non c'è solo disillusione e realismo nelle parole della Highsmith, né una fredda presa di posizione, ma la sincerità di chi è capace, attraverso un'intuizione, di guardare davvero e più in profondità nelle pieghe delle relazioni, in quel rituale fatto di incontri, scambi di sguardi e giuramenti, di cerimonie nelle quali si immagina di avere raggiunto un equilibro, una possibilità, persino la sensazione di essere in sintonia con qualcuno. Ma la realtà è fatta di altro, di una praticità grezza che cancella i propositi, le  promesse, che scrolla via l'illusione che tiene vivi i rapporti. Non sembra esserci posto per la follia nella realtà ma spesso solo per passioni congelate, per pentimenti che sconfinano nelle disillusioni, nelle bugie.L'innamoramento è una condizione che non ammette compromessi, per questo è folle e incollocabile e solo se è vissuta davvero può resistere alla prova del tempo. I legami si misurano solo sulla follia che li tiene insieme, che fa da collante.

Così oltre la realtà spesso c'è  il buio della separazione, dell'abbandono, delle parole mancate, della rabbia, del silenzio. La follia che provoca altra follia, che rovescia le prospettive e spinge a parlare di seconde vite o occasioni quando non si è riusciti a vivere neanche le prime.


Niente si conserva più facilmente di una bugia, anche lunga una intera vita, è quello che mi sento di aggiungere alle parole della scrittrice.
                                                               

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